FOGGIA – LE PERVERSE FANTASIE DELLA LOTTA AL CAPORALATO. ENNESIMA PUNTATA

Persino i grandi produttori di pomodoro si lamentano delle ridicole misure messe in atto dalla Regione Puglia contro ‘il caporalato’. Pochi giorni fa è stato annunciato lo stanziamento di 50000 euro l’anno, per tre anni, per…l’acquisto di biciclette, di cui 20000 per la provincia di Foggia, il tutto ovviamente gestito da associazioni. Dovrebbe essere questo a sottrarre potere ai caporali, secondo gli illuminati e fantasiosissimi politici regionali. In una piana di circa 4000 chilometri quadrati, andassero in bicicletta, gli stagionali – che, non ci stancheremo mai di ribadire, hanno diritto per contratto al trasporto pagato dal datore di lavoro e che certamente non hanno bisogno dei soldi della regione per acquistare biciclette, di cui la maggior parte è già munito. Ma questo in Regione non lo sanno, o fingono di non saperlo, come fingono di ignorare il pericolo di morte a cui sono esposti i lavoratori in bicicletta, vista l’estrema pericolosità delle strade del foggiano ampiamente dimostrata dalle stragi di braccianti che si ripetono ogni anno. D’altra parte, sono anni che le associazioni del territorio foggiano, e in particolare il campo di volontariato ‘Io ci Sto’, promuove ciclofficine nei ghetti contro i caporali, con risultati che sono sotto gli occhi di tutti. 

Oltre al danno, l’ennesima beffa.

Che si aggiunge ad una serie di altre ‘novità’:  l’apertura di una Camera del Lavoro della CGIL a Borgo Mezzanone, con tanto di passerella di Landini (dopo che i rappresentanti del sindacato sono stati ripetutamente cacciati dal ghetto adiacente il CARA, i cui abitanti sono esasperati dalle vessazioni economiche a cui lo sportello immigrazione della CGIL li ha abituati). Ma anche lo stanziamento di altri 40000 euro per la ONG Medici con l’Africa CUAMM ‘Fondazione Opera San Francesco Saverio’ per le attività di ‘accoglienza temporanea e assistenza dei migranti’ le quali, spiega la solita Regione, beneficeranno indirettamente ‘gli abitanti della provincia di Foggia che, giorno dopo giorno, sono a contatto con queste popolazioni con il rischio epidemico conseguente’. Parole che si commentano da sole. E mentre si aspetta con trepidazione che la Regione annunci anche l’installazione dei magnifici container per braccia africane, tornano a farsi sentire anche le sirene dello sgombero per coloro che vivono nell’unico edificio in muratura (che ovviamente, non sia mai, presenta diversi problemi infrastrutturali) mai messa a disposizione. L’Arena di San Severo, secondo i piani di iper-militarizzazione del ‘difficile’ territorio foggiano, deve essere trasformata in caserma per i finanzieri. Ovviamente gli attuali abitanti dell’Arena dovranno adattarsi a vivere nei container già disposti a Casa Sankara. Entrambe le strutture sono gestite da un’associazione la cui dirigente, sempre solerte nel minacciare chi negli anni ha cercato di ribellarsi e protestare contro gli abusi, è recentemente finita agli arresti domiciliari per un caso di corruzione e assenteismo nella sanità locale.  

Infine, ciliegina sulla torta, una tanto sbandierata operazione delle forze dell’ordine contro un’azienda agricola del territorio, con tanto di arresti, sequestro e commissariamento, lo scorso 29 giugno. Alle decine di lavoratori africani trovati in azienda, albergati in container fatiscenti, è stata promessa una regolare assunzione presso la stessa azienda, ma ad oggi languono in un albergo diffuso gestito dalla Comunità Emmaus senza sapere che sarà di loro. Senza contare tutti coloro che, pur lavorando per la stessa azienda, dormono al Gran Ghetto e non hanno quindi ricevuto nemmeno promesse.  D’altra parte, si intensificano in tutta Italia azioni di contrasto repressive, che in alcuni casi sperimentano tecnologie militari di ultima generazione come i droni annunciati dalla Regione Sicilia in partenariato, ovviamente, con il Ministero dell’Interno.

Le macabre e perverse fantasie spacciate dalle istituzioni hanno purtroppo risvolti maledettamente concreti per chi le subisce. Ma non resteremo in silenzio, e le smonteremo pezzo per pezzo, con la lotta.