PERCHE’ LA LOTTA PER LA CASA E’ ANCHE UNA LOTTA PER I DOCUMENTI E CONTRO LE POLITICHE MIGRATORIE

Come in qualsiasi ambito, anche per quel che riguarda l’accesso alla casa il razzismo istituzionale crea differenze tra cittadini e non – differenze che, inutile dirlo, penalizzano questi ultimi. La questione è complessa e ramificata: in primis, senza documenti difficilmente si può avere una casa in affitto, senz’altro non con regolare contratto, e quando la si ottiene di solito si paga un sovrapprezzo per il “favore” (visto, peraltro, che il locatario rischia l’incriminazione per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina). Dati gli attuali prezzi di mercato, questo immancabilmente significa costringere chi non ha i documenti di soggiorno a vivere in abitazioni sovraffollate e insalubri, spesso prive dei servizi minimi, quando non in baracca o direttamente per strada. Viceversa, perdere la casa – occorrenza sempre più comune, ancora una volta specie per chi è più colpito dalle varie e ricorrenti “crisi”, tra cui, guardacaso, ci sono ancora una volta gli immigrati – può voler dire perdere il permesso di soggiorno. Gli scenari anche in questo caso sono molteplici: la perdita della residenza, conseguente alla perdita di un contratto di affitto, o l’assenza di requisiti come l’idoneità alloggiativa (cioè uno spazio conforme al numero di inquilini presenti nell’immobile, secondo parametri decisi a tavolino) precludono entrambe il rinnovo di (o l’accesso a) diverse tipologie di permesso di soggiorno. 
Proprio questi requisiti alimentano poi un fiorente mercato illecito, in un paese in cui, si sa, spesso e volentieri per gli inquilini la residenza è un optional, una gentile concessione dei padroni di casa, mentre per chi vive in stabili occupati o ad indirizzi non riconosciuti non c’è proprio speranza. Ma, si potrà obiettare, esiste anche la residenza fittizia…ed invece, non solo sono pochissimi i comuni che la concedono, nonostante sia prevista dalla legge, ma questo tipo di iscrizione anagrafica non viene accettata per il rilascio o il rinnovo di alcuni tipi di permesso, primo fra tutti quello per motivi di lavoro. Inutile dire che chi non ha un permesso di soggiorno è ovviamente escluso anche dall’accesso alle case popolari, così come lo sono i titolari di alcune tipologie di documento (ad esempio la protezione speciale, quella che ottiene la maggioranza di chi arriva in Italia attraverso la rotta libica). E, per non farsi mancare nulla, ci sono casi in cui occupare “abusivamente” un immobile può determinare la revoca del permesso…
Infine, stanti gli ostacoli di cui sopra, il razzismo dei padroni e/o dei vicini di casa, e la difficoltà di districarsi in un paese straniero, per chi non è cittadino spesso e volentieri l’unica alternativa alla strada sono forme di abitazione para-carcerarie (quando non proprio il carcere). I centri d’accoglienza per richiedenti asilo, le case-famiglia, i dormitori per senzatetto o altre forme di assistenza impongono infatti regole ferree che limitano severamente la fruizione di bisogni anche elementari – orari di ingresso e uscita prestabiliti, divieto di ricevere ospiti, e spesso di avere famigliari al seguito, di cucinare autonomamente i pasti…a cui si aggiungono una miriade di piccole e grandi restrizioni ad hoc, il cui rispetto viene garantito da una stretta sorveglianza e la cui trasgressione punita con l’espulsione.
E’ dunque chiaro lo scenario in cui si alimentano insediamenti informali e occupazioni di vario tipo – tra cui quelli che costituiscono bacino di reclutamento per le aziende agricole e che un progetto (l’ennesimo) di “Superamento degli insediamenti abusivi per combattere lo sfruttamento dei lavoratori in agricoltura”, finanziato con ben 200 milioni di euro del PNRR, vorrebbe eliminare. Lo scorso 6 marzo, lavoratori e lavoratrici delle campagne, gli e le abitanti dei “ghetti” della provincia di Foggia, hanno ribadito quello che dopo anni di lotte sembra ormai chiaro a tutti tranne che al governo, e cioè che senza documenti (e contratti regolari) non è possibile nemmeno pensare ad una soluzione. La lotta per i documenti è solo l’inizio, ma è indispensabile per dare forza a tutte le altre, a partire da quella per la casa.