Nel Saluzzese la stagione (delle lotte) è appena iniziata

Saluzzo, fine novembre 2014.

Ora tutti sono sereni. Si sente nell’aria. La serenità prima di tutto. Poi il riposo. Per i volontari stanchi, ma ricchi di spirito, dell’accoglienza dignitosa. Per le persone pagate da Coldiretti e Caritas per gestire campi e container “umanitari” dei raccoglitori della frutta in sette luoghi del territorio, a Saluzzo, Savigliano, Lagnasco, Verzuolo e Manta, dove, oltre a Revello e Scarnafigi, sono stati sparpagliati i braccianti quest’anno. Serenità e riposo anche per carabinieri e vigili, e per i Digos, che in questa stagione si sono dovuti muovere un po’ più del solito, inseguendo le macchine di attivisti ed attiviste del Coordinamento bracciantile o quelle di amiche e solidali che hanno voluto conoscere la realtà dei braccianti africani precari e costantemente accampati. Serenità per i buoni e per i giusti, per i cattolici e per i “laici” solidali, per giudici e amministratori, per assessori e imprenditori, e naturalmente serenità a pacchi per democratici, leghisti e fascisti, e in generale per tutta una comunità davvero senza macchia, che si sente di nuovo serena. Che ora si riposa.

La stagione della “raccolta” di tanti tipi di frutta, iniziata a maggio, sembra finita anche quest’anno. Il campo del Foro Boario, il più grande della zona, nella periferia di Saluzzo, è finalmente svuotato nel freddo di questo novembre inoltrato. Via tutto e via tutti. I braccianti se ne sono finalmente andati. Dove poco importa, la loro, di serenità, è assolutamente irrilevante nello spazio pubblico saluzzese. È stata messa su, ancora una volta, una grande e felice macchina della gestione umanitaria attorno ad un lavoro dove diritti e tutele sono più che al ribasso: la raccolta della frutta al nord, di pomodori e arance al sud. A Saluzzo, tutto si concentra sull’accoglienza, sulla decenza di accampamenti che non devono apparire come baraccopoli perché stonerebbe con l’architettura del borgo medievale, mentre nessuno parla davvero di lavoro, delle condizioni di sfruttamento cui i migranti sono costretti, e della vulnerabilità istituzionale che li rende ricattabili e disposti a (quasi) tutto. Non a caso, quest’anno, parlare di casa e residenza ha rappresentato la rottura epocale di un tabù che dal 2009 si è riprodotto uguale a se stesso.

Il sindaco di Saluzzo si complimenta con tutti, quest’anno ha temuto il peggio: rischiava che alcuni braccianti potessero fermarsi a Saluzzo, reclamando o prendendosi una casa vuota, un posto abbandonato da anni per non continuare a dormire in strada o in qualche tenda o container. La Caritas gli ha fornito il subappalto nella gestione della tendopoli e anche nella loro parrocchia la paura è stata grande che qualcuno volesse fermarsi e non fare solo il migrante “stagionale”, come se questo fosse un destino impresso sulla carne viva di queste persone. La Coldiretti invece non compare mai, perché in effetti non sembra che quando si parla di Saluzzo e di lavoro di raccolta, si debba parlare davvero di diritti dei lavoratori e delle condizioni di lavoro. Al massimo gli imprenditori agricoli si esprimono sul successo dei loro campus di container. Ma di lavoro grigio, lavoro nero, dati sul fabbisogno di manodopera, silenzio assoluto. Sembra quindi che i braccianti africani, sistemati nei ghetti, debbano semplicemente essere gestiti, smistati e poi fatti ripartire. Braccia da sfruttare alla bisogna e poi via, verso altre campagne, verso altro sfruttamento. Con il plauso dei reazionari e razzisti di ogni risma. Se le destre avanzano, infatti, non è perché i lavoratori reclamano i propri diritti, ma perché c’è un sistema democraticamente trasversale che i problemi non se li pone e che lascia ai più beceri populismi enormi praterie per cavalcare crisi e precarietà seminando odio razziale e xenofobo.

Molti saluzzesi dopo il corteo spontaneo per la casa del 12 ottobre devono aver vissuto un inaspettato test di realtà rispetto ad un banale bisogno materiale, fino a quel momento celato da carità e servizi minimi semi-garantiti nelle tendopoli, come acqua corrente, un telo e fornelli per cucinare. Il bisogno di una casa. Poi tutto è rientrato, tra indignazione, stupore e condanna. Infine, grazie ad una sapiente ed asfissiante presenza poliziesca e militare nel campo e nei nostri confronti (presenza ovviamente concordata con il solerte Capo dell’amministrazione comunale), l’incanto è potuto continuare: i giusti ed i buoni, gli amministratori, le guardie e le aziende hanno continuato a recitare la loro parte e chi dormiva stipato in una tenda da mesi è stato lasciato al freddo fino a ieri. Fino a quando tutti sono di nuovo spariti. I braccianti, se esistono, ma non ne siamo sicure, non devono chiedere nulla. I lavoratori, se hanno dei diritti, dovrebbero farseli concedere come favori e non reclamarli mai. I migranti ed i rifugiati, se vengono vessati e vulnerabilizzati da uno stato italiano strutturalmente razzista e preoccupato di garantire manodopera a basso costo al proprio capitalismo, devono incassare e rendersi sempre più invisibili. Non devi avere una casa, non devi avere una residenza, non devi avere diritto alla salute fisica nè mentale, devi accettare un lavoro precario, nero o grigio, non devi alzare la testa, non devi pensare di riuscire a studiare questa povera lingua fatta solo di retorica, non devi poterti fermare a Saluzzo per fare magari un un corso di formazione.

Il destino unico ed ineluttabile è partire, andare in un altro campo, in un’altra regione, accamparsi da qualche altra parte e fare un altro tipo di raccolta. Divenire nomade forzato e sapere che una delle cose migliori che possono capitarti, perché ti danno anche la luce, il gas e qualche servizio di consulenza, è finire in uno dei campi allestiti da Caritas o Coldiretti e accettare condizioni di lavoro di cui nessuno vuole parlare mai. E poi chissà se riuscirai mai a rinnovare il tuo permesso di soggiorno, non avendo mai contratti regolari, nè abbastanza giornate segnate in busta paga, nè una residenza. Ma, come dicevamo all’inizio di questo scritto, l’importante è la serenità. Il Borgo della Felicità di Saluzzo è tornato come prima, non c’è più quel corpo estraneo e non rappresentabile al Foro Boario. Non ci sono più le persone che potrebbero invadere quattro strade di questa cittadina per farsi vedere e chiedere di avere una casa, stringendo alleanze con gli altri abitanti. Prima di tutto in quanto lavoratori e poi come persone che, con permessi di soggiorno per motivi umanitari o rifugiati e richiedenti asilo, non potrebbero andare da nessun’altra parte in questa triste Europa in cui la libertà di movimento è una semplice chimera.

I leghisti esultano per le reazioni dei democratici che non rispondono alle richieste dei braccianti ed anzi li criminalizzano o li deridono se spiegano che senza casa non si può vivere. I democratici esultano se leghisti e fascisti si fanno vedere nelle periferie e nei campi, perché così si legittima la loro gestione discriminatoria, ma umanitaria, come “l’unica risposta possibile”. Nessuna analisi, nessuna alternativa a questa merda, l’importante è spostare l’attenzione o mostrare indifferenza per continuare a governare “indisturbati” (crediamo non a lungo…).

A tutte quelle belle anime democratiche e cristiane che si sono indignate per l’incredibile corteo e l’offensivo striscione “Vogliamo casa per tutti” e ci hanno dato lezioni di moderazione, rispetto e comunicazione, dato che noi siamo le selvagge ed i braccianti sono pazzi a voler qualcosa di diverso da tende, “assistenza” e prese per il culo, chiediamo cosa ne pensino del fatto che nessuno, ma proprio nessuno, dei vari Sindaci e Consiglieri comunali così attenti alla Forma, ha mai risposto alla gentile lettera da noi inviata un mese fa, in cui si chiedeva un confronto e di mettere a disposizione un immobile inutilizzato per chi continuava a lavorare vivendo in condizioni vergognose. Cosa ne pensino del fatto che Coldiretti, CIA, Confagricoltura e Confocooperative non hanno mai risposto alla nostra richiesta di dati rispetto al fabbisogno di lavoratori stagionali nella zona, inviata nel mese di agosto.

Immaginiamo che non ne pensino nulla, perché chi non conta non esiste neanche nello spazio del pensiero. Come sempre, ci sono due pesi e due misure. Chi ha sempre la voce e chi voce non ce l’ha mai. Ma soprattutto ci sono due mondi e noi sappiamo da che parte stare. Promettiamo che la stagione non finisce qui. Promettiamo a tutti i lavoratori, le lavoratrici, compagni, compagne ed amici di non perderci di vista, ma di organizzarci in maniera sempre più capillare ed efficace e di creare una piattaforma rivendicativa a livello nazionale. Promettiamo che nell’inverno continueremo il confronto, la conoscenza e l’auto-organizzazione con lavoratori, disoccupati, individui e famiglie a rischio sfratto o già senza casa nel Saluzzese, perché casa e reddito sono un bisogno fondamentale e solo dalla cooperazione e dalla solidarietà tra migranti e autoctoni, stanziali e stagionali, che vivono simili condizioni di marginalità e sfruttamento potranno arrivare risposte concrete. Mentre si allarga il divario tra i pochi che hanno tutto e i molti che non hanno niente, con la complicità di governo ed istituzioni a tutti i livelli.

Immaginiamo cosa non potrebbe succedere dall’alleanza di saluzzesi a rischio sfratto e migranti senza fissa dimora, di precari e disoccupati nella crisi e braccianti sfruttati che non credono più alle favole che ci propina chi si appresta a varare l’ennesima riforma di distruzione dei diritti del lavoro.

E’ finita la stagione delle belle parole e delle lezioni sulla democrazia putrefatta. Il silenzio istituzionale è stato schifosamente assordante. Le associazioni di categoria, chi siede in comune e si sente al di sopra di tutto, non hanno risposto a nulla. Dobbiamo quindi continuare ad organizzarci per prenderci sempre di più la parola e ciò che ci spetta. Molte persone sono partite incazzate, tristi e senza un posto dove sbattersi. Altre sono partite cercando qualche altra possibilità, ma sicure che è solo un arrivederci e che dal prossimo anno le dinamiche tristi, abusate e securitarie cambieranno. Insieme sapremo togliere un po’ di sonno alla parte ricca, arrogante e menefreghista di questa sonnolente città. É solo l’inizio. Qui come altrove.

Stay tuned….

Manuela, una Lola molto Furiosa (e per niente serena) del Coordinamento bracciantile saluzzese

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