Saluzzo: I mostra internazionale itinerante dei braccianti agricoli

Siamo un gruppo di braccianti e disoccupati arrivati per la raccolta della frutta nelle campagne intorno a Saluzzo, chi per il primo anno, chi per il secondo, chi per il quinto anno consecutivo. Da qualche mese viviamo accampati nelle tende e nei container alla periferia di Saluzzo, Savigliano, Lagnasco, Verzuolo, Manta, …
Accanto ad una delle tendopoli in cui viviamo, al Foro Boario, si svolgerà tra poco la 67^ Mostra della Meccanica Agricola, un grande evento dedicato agli imprenditori agricoli, dove sono esposte e vendute costosissime macchine e nuove tecnologie per la lavorazione dei campi.
I campi, però, non vengono lavorati solo dalle macchine, ma anche e soprattutto da noi braccianti agricoli, su cui però non si fanno grandi investimenti, perchè più è basso il costo del lavoro, più è alto il margine di profitto per l’imprenditore. Non è quindi un caso se di noi braccianti non si parlerà alla Mostra: nessun banchetto e nessun dibattito saranno dedicati a discutere dello sfruttamento di lavoratrici e lavoratori salariati nelle campagne, su cui si basa la creazione della ricchezza dei grandi produttori agro-industriali e delle catene dei supermercati.
Quest’anno, però, non rimarremo in silenzio a guardare uno spettacolo di cui non siamo, né vogliamo essere parte. Abbiamo deciso di inaugurare nel centro di Saluzzo la 1^ Mostra dei Braccianti Agricoli, per far conoscere a tutti le nostre condizioni di lavoro e di vita e poterci confrontare sulla nostra situazione con le persone che su questo territorio vivono tutto l’anno.
Le principali questioni di cui vorremmo discutere durante la 1^ Mostra dei Braccianti Agricoli sono le seguenti.

1. Sappiamo sulla nostra pelle che il lavoro nelle campagne del saluzzese non è pagato il giusto ed è irregolare, non solo per i lavoratori provenienti dall’Africa, ma anche per gli altri, migranti e italiani.

Le paghe sono spesso inferiori anche al minimo previsto dai contratti nazionale e provinciale; solo una piccola parte delle giornate lavorate viene poi segnata sulla busta paga, per cui, tra l’altro, gli straordinari non ci vengono riconosciuti e non riusciamo ad ottenere la disoccupazione agricola cui avremmo diritto; i contributi non ci vengono versati interamente o del tutto.
Alcuni lavorano senza nemmeno un contratto, in nero.
Queste modalità di utilizzo della manodopera nelle campagne funzionano così da decenni. Tutti lo sanno, i lavoratori le subiscono e chi sta al potere le difende.

2. Tutti i lavoratori sono consapevoli che le condizioni di lavoro nelle campagne sono ingiuste, ma il rapporto con il datore di lavoro è individuale: se alziamo la testa veniamo facilmente sostituiti e possiamo star certi che l’anno dopo non troveremo lavoro.
Il fatto che non denunciamo le nostre condizioni non significa quindi che non ci siano problemi, ma che ci troviamo in una condizione di totale ricattabilità.
Per l’immediato, chiediamo che ci siano maggiori e seri controlli delle aziende agricole da parte degli organi a ciò preposti.
Per il futuro, pensiamo che se esistessero delle liste di collocamento serie sarebbe più difficile per i datori di lavoro commettere irregolarità a nostre spese e più facile per noi trovare lavoro tramite meccanismi più trasparenti ed efficienti rispetto alla contrattazione individuale.
Sappiamo però che le liste di collocamento un tempo esistevano e venivano regolarmente aggirate, per cui siamo consapevoli che l’unica strada per avere un margine di negoziazione reale sulle nostre condizioni di lavoro è auto-organizzarci insieme al resto dei lavoratori, delle lavoratrici, dei disoccupati e delle disoccupate.

3. Le strade su cui viaggiamo in bicicletta giorno e notte sono molto pericolose.
Per l’immediato, chiediamo che a tutti vengano forniti i giubbotti catarifrangenti, che la nostra presenza venga segnalata agli automobilisti sulle strade, chiedendone la moderazione della velocità. Per il futuro, come scritto al punto precedente, è necessario mettere in atto un sistema di collocamento più trasparente ed efficace, che eviti a chi è alla ricerca di lavoro di doversi spostare in bicicletta per lunghi km.

4. Alcuni di noi hanno vissuto episodi di razzismo sul luogo di lavoro, ricevendo insulti e trattamenti discriminatori da parte dei datori di lavoro.
Quando è che lavoratori e lavoratrici saranno riconosciuti come tali, nella loro dignità, a prescindere dalla loro provenienza?
L’ignoranza di chi maltratta, ci prende in giro e ci manca di rispetto è inaccettabile ed è ancora troppo diffusa nelle campagne del saluzzese, in cui lavoriamo portando ricchezza per i vostri imprenditori.

5. Molti lavoratori stagionali e persone alla ricerca di lavoro nelle campagne sono costretti a vivere in strada o in tenda o in container, innanzitutto perchè i contratti nazionale e provinciale non prevedono misure abitative adeguate per i lavoratori stagionali, poi perchè le case non vengono affittate solo per poche settimane o mesi a chi è alla ricerca di lavoro e comunque molti non potrebbero permettersi di pagare un affitto.
Per chi lavora, i container non sono una soluzione abitativa adeguata. Oltre ad essere localizzati alla periferia delle città, si tratta di sistemazioni non dignitose sia durante l’estate (caldo insopportabile), sia durante l’autunno (freddo insopportabile). I lavoratori devono anche pagare una quota per poter vivere in queste condizioni. Infine, questa sistemazione non è sufficiente per tutti i lavoratori.
Per chi non lavora, quest’anno per la prima volta dal 2009 la questione abitativa è stata presa in considerazione dalle associazioni del terzo settore, che hanno messo alcune tende su diversi comuni della zona. Queste tendopoli però sono isolate in periferia; i posti non sono sufficienti per tutti e ci sono situazioni di grave sovraffollamento per cui alcune persone da mesi dormono all’addiaccio su un cartone, senza nemmeno la possibilità di costruirsi una baracca; i servizi igienici e la cucina sono inadeguati e comunque insufficienti per il numero di persone che li utilizzano; queste sistemazioni in tenda diventeranno invivibili nei mesi autunnali, a causa delle temperature molto rigide.
Infine, molte persone che vivono nelle tendopoli sono arrivate su chiamata dei datori di lavoro, i quali, insieme alle loro organizzazioni di rappresentanza, non si preoccupano affatto della loro sistemazione abitativa.

6. Il numero di persone disoccupate che arrivano nel saluzzese alla ricerca di lavoro è aumentato esponenzialmente negli ultimi anni. Crediamo che questa situazione non migliorerà e vada affrontata.
Le inaccettabili condizioni di vita di chi non lavora non si possono risolvere solo parlando di lavoro stagionale. Sappiamo che lavoro per tutti non c’è nelle campagne, ma nemmeno nelle città e in altre regioni d’Italia. Molti di noi si spostano continuamente da nord a sud alla ricerca di un po’ di salario, senza avere nessuna prospettiva e contribuendo ad ingrossare le fila della manodopera di riserva che rende possibile l’abbassamento dei salari e dei diritti di tutti i lavoratori.
E’ necessario trovare delle soluzioni abitative stabili, che ci permettano di costruire percorsi di auto-reddito impossibili da praticare quando si è costretti al nomadismo perpetuo. Pensiamo che questi percorsi siano da costruire insieme alle tante persone disoccupate, precarie, senza casa o a rischio di sfratto che si trovano sul territorio tutto l’anno.
Per chi di noi è sfruttato sul lavoro, per chi non lavora, per chi non ha una casa, la quotidiana condizione di precarietà abitativa, lavorativa ed esistenziale – il fatto di essere costretti a vivere nella costante e radicale assenza di prospettive e stabilità – ha delle grandi conseguenze sulla nostra salute fisica e mentale.

7. Negli ultimi anni sono arrivate nelle campagne del saluzzese sempre più persone titolari di protezione internazionale, spesso senza residenza, alla ricerca di uno straccio di salario per sopravvivere.
Come è stato denunciato da più parti, il sistema di protezione e accoglienza dello Stato italiano è del tutto inadeguato. Persone spesso buttate in strada, senza un lavoro, senza una casa, senza la residenza che dà accesso ai diritti più basilari – come è successo a molti di noi con la fine della cosiddetta “Emergenza Nordafrica” e come temiamo possa accadere anche a chi sta arrivando in questi mesi e viene sparpagliato in tutte le regioni d’Italia per essere inserito in una rete parallela di accoglienza meno tutelata. Se non facciamo qualcosa per ribaltare questa situazione, i titolari di protezione non potranno che arrivare sempre più in massa nelle campagne, ad ingrossare le fila dei lavoratori sfruttati e dei disoccupati, riserva di manodopera a bassocosto costretta ad accettare qualunque condizione lavorativa per sopravvivere, invisibili e senza neanche un tetto sulla testa né qui, né altrove.

Per confrontarci su queste ed altre questioni, ma soprattutto per conoscerci, vi aspettiamo questa domenica 7 settembre, a partire dalle ore 16.00, alla 1^ Mostra dei Braccianti Agricoli a Saluzzo, con la presenza straordinaria della troupe di Lola Furiosa!

COORDINAMENTO BRACCIANTILE SALUZZESE
Verzuolo, 2 settembre 2014
Contatti: coobra.noblogs.org facebook/coordinamentolavorobracciantilesaluzzese

NOTA: Ricordiamo che in data 21 agosto 2014, la CUB Piemonte ha inviato alle organizzazioni di rappresentanza del padronato agricolo provinciale e locale (Coldiretti, Confagricoltura, CIA, Confcooperative) la richiesta di dati relativi al fabbisogno di manodopera agricola stagionale in Provincia di Cuneo. Siamo in attesa di risposte.

 

QUI il video della mostra

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