Proposte innovative dal tavolo in prefettura a Reggio Calabria: ancora accoglienza e campi container!

Alcuni giorni fa presso la prefettura di Reggio Calabria, si è tenuto un incontro del nuovo Tavolo permanente per i Lavoratori stagionali, istituito dallo stesso Prefetto per affrontare la questione delle condizioni di vita e di lavoro delle persone immigrate che vivono nella Piana. Alla riunione non uno degli abitanti e delle abitanti della tendopoli, i diretti interessati, è stato invitato/a. Era però presente una pletora di sindacati sempre pronti a mettere il cappello sulle lotte altrui e ad autonominarsi portavoce di chi vive in tendopoli e lotta da anni per cambiare la realtà esistente: CGIL, CISL, UGL, USB e rappresentanti delle Organizzazioni datoriali di categoria: Coldiretti, Confagricoltura, Confederazione italiana agricoltori, Confederazione produttori agricoli.

Insieme a loro i Commissari Straordinari di San Ferdinando e Gioia Tauro, i Sindaci dei Comuni di San Ferdinando e Rosarno, l’assessore regionale alla scuola, lavoro welfare e politiche giovanili, il dirigente generale del dipartimento agricoltura e foreste.

I presenti hanno espresso in generale plauso per le proposte del prefetto relative ad “assicurare idonee condizioni di vita ai migranti e avviare relazioni proficue con gli imprenditori agricoli”.

In sostanza, la solita solfa, che relega le persone nella marginalità dei campi, pronte ad essere ipersfruttate sul lavoro e far guadagnare profitti agli enti gestori di questi luoghi. In generale si è parlato di graduale svuotamento della baraccopoli e bonifica dell’area: leggi sgombero. Ma dove inviare come pacchi le persone cacciate? Nello specifico è stato proposto da un lato l’ inserimento nei circuiti dell’accoglienza per richiedenti asilo e titolari di permessi umanitari o sussidiari nei centri SPRAR ( proposta valida solo per i pochi che rientrano in questa categoria); dall’altro la realizzazione fuori dall’area ZES, di una nuova area dove sistemare moduli abitativi costituiti da container. La proposta quindi, è quella di costruire l’ennesimo campo, stavolta a ridosso della Zona Economica Speciale adiacente al Porto di Gioia Tauro in un “sito già urbanizzato, idoneo ad allocare alcuni container da destinare all’accoglienza “. Si noti che l’area individuata per la costruzione del campo container pare sia confinante con l’inceneritore di Gioia Tauro dove vengono quotidianamente smaltiti i rifiuti prodotti da Eni.

Oltre a questo vengono paventate la verifica della disponibilità da parte delle associazioni di categoria di alloggi agricoli nell’area, di beni confiscati e di alloggi ERP nei comuni della Piana; la realizzazione di azioni finalizzate all’accoglienza diffusa e all’inserimento lavorativo, ed il potenziamento dell’Ispettorato del Lavoro. C’è infine chi propone di facilitare la possibilità di affittare le case sfitte, attraverso l’attivazione di un Fondo di Garanzia.

Nessun accenno al fatto che il Contratto Provinciale prevede dal principio che siano i datori di lavoro a fornire alloggi per i lavoratori stagionali: come sempre a tutti piace inventare soluzioni straordinarie.

A conferma della mancata volontà di trovare soluzioni strutturali, come da anni chiedono lavoratori e lavoratrici che abitano in tendopoli, a inizio giugno il Comune di San Ferdinando ha emanato un bando per la cura dell’ “organizzazione della nuova tendopoli sita nella seconda zona industriale di San Ferdinando e lo svolgimento azioni di sostegno a favore dei migranti”, della durata di 12 mesi e che stanzia 120000 euro, fondi del Ministero dell’Interno. Ancora una volta si lucra sulla pelle di persone, che per il solo fatto di venire incluse in questo sistema di “accoglienza” , costituiscono di fatto fonte di guadagno che fa gola a molti.

Quante morti ancora dovremo attenderci prima che si dia ascolto alle rivendicazioni che da anni le persone che vivono nella tendopoli portano avanti, con una lotta dura e determinata? Casa, contratto, documenti! Tutto il resto è fumo negli occhi, vane promesse, costruzione di nuovi sistemi di controllo e sfruttamento che vengono sperimentate adesso qui nella Piana, per poi domani essere estese in molti altri luoghi.

Anche per questo, la lotta di chi vive in tendopoli non può non essere la nostra lotta.

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